“O chiara stella che co’ raggi tuoi togli alle tue vicine stelle il lume”
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Lombardia ieri e oggi

Last Update: 12/30/2017 8:28 AM
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12/25/2017 7:36 PM
 
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Viaggio nella bellezza
Nel 1965 la Esso affidò a Folco Quilici la realizzazione di una serie di film su "L'Italia vista dal cielo". L'iniziativa fu particolarmente impegnativa sia per l'enorme patrimonio da documentare, che per l'innovativo uso dell'elicottero come vettore della macchina da presa.

Un viaggio attraverso la storia della Lombardia, delle sue civiltà, dei suoi aspetti controversi che la rendono unica e proprio per questo incantevole.
Il filmato di Quilici, le sue descrizioni realistiche ed emozionanti regalano allo spettatore la possibilità di avvicinarsi e di conoscere i numerosi luoghi della regione, le sue molteplici sfumature che si svelano in tutta la loro autentica bellezza.

"L'acqua è la base di tutto, in Lombardia...", la sua linfa e il suo filo conduttore, ed è lungo le acque dei suoi fiumi che si snoda l'intero itinerario volto alla scoperta di una regione viva, pratica, incalzata da un ritmo frenetico, ove tutto sembra ruotare intorno al suo dictat: "fare e produrre".
Il lungo itinerario trae ispirazione dalla complessa realtà dei luoghi e da una storia ricca di passato e di civiltà.
Nella modernità di questa terra si svela una dimensione arcaica che custodisce il ricordo di tempi antichi; tracce che cercano di sopravvivere all'avanzare della modernità ed al proliferare di nuovi edifici; ed è proprio da questi luoghi ricchi di storia che prende avvio il viaggio virtuale sapientemente descritto dalle suggestive immagini realizzate dal regista Folco Quilici.
Se tra i graffiti rupestri della Val Camonica si sfogliano le pagine della preistoria, con episodi salienti che riportano a Milano, "cuore europeo" della regione.
Le riprese aeree del regista colgono i simboli emblematici di una città che si racconta attraverso monumenti storici come il Castello Sforzesco, la Galleria e il Duomo. Edifici che rivelano epoche e gusti diversi, testimonianze di una Milano cripto-medievale che si cela all'interno della modernità.



Allontanandosi dal centro e navigando verso Sud lungo i Navigli, l'orizzonte piatto della natura viene interrotto dalla Certosa di Pavia e dalla piazza di Vigevano, come a ricordare le borgate da cui nacque la realtà lombarda.
Crema, Cremona e Lodi mantengono intatto il sapore antico di altri tempi, quando la vita dei campi e il mutare delle stagioni regolavano il destino degli uomini.
Il modernismo della pianura scivola lungo le pendici delle montagne, quasi a disegnare una seconda Lombardia nella quale persistono silenzio e solitudine.
L'elicottero sorvola in fila le "quinte" montuose che dividono le distese dei laghi gli uni dagli altri: il Lago Maggiore con le sue celebri isole, il lago di Como e di Lecco a lungo descritti dal Manzoni, i laghi brianzoli scelti come dimora dall'aristocrazia milanese, fino al Lago di Garda, dove le "Grotte di Catullo", a Sirmione, mantengono viva l'impronta della dominazione romana.
La cornice delle acque lacustri, con la moltitudine di chiesette a picco sul lago e di ville immerse in parchi lussureggianti, fornì a numerosi letterati illustri, ambienti e sfondi per cantare parole d'amore.
Ed è ancora una volta l'acqua, quella del fiume Mincio, a guidarci verso l'ultima tappa del lungo itinerario ispirato dalla complessa realtà dei luoghi e da una storia ricca di passato e di civiltà. È Mantova, la città dei Gonzaga. "Città sorta dalle acque, come una conchiglia riempita di cose preziose", scrive Piovene. "Vi è in Mantova qualcosa di più dell'arte di inventare un palazzo o un quadro; vi è l'arte pagana del vivere, l'arte somma del vivere del Rinascimento maturo".
12/25/2017 7:38 PM
 
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La suggestione di un ambiente davvero unico nel suo genere; un ecosistema di raroequilibrio, casa per una moltitudine di specie di piante e animali.

12/25/2017 7:40 PM
 
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Lo splendore dell'antico caffe'.. Il Bar Zucca..
Locale prediletto da Verdi e Toscanini di ritorno dalla Scala, da Dudovich e Carrà che vi facevano le ore piccole, da Re Umberto I perchè il caffè era il più buono della città, da Boccioni che lo ritrasse nel famosissimo "Rissa in Galleria" e da tanti altri che avevano cose da dire, "Zucca in Galleria" è ancor oggi un punto d'incontro pieno di fascino, perchè vi si respira un'atmosfera che sa di cultura e di storia.
Inaugurato nel 1867 in contemporanea con la Galleria Vittorio Emanuele, il locale è un simbolo importante per Milano, perchè la sua storia è un po' in sintesi la storia della città.
Primo caffè milanese a far parte dell' "Associazione Locali Storici Italiani", ha visto per oltre un secolo il prestigioso e ripetuto avvicendarsi di Campari e Zucca nel caratterizzare con il loro marchio l'immagine del locale, che dal gennaio 1996 torna ad essere "Zucca in Galleria".
Zucca, che ha fatto della milanesità un punto di riferimento per la propria azienda, ha voluto ancora una volta succedere a Campari, incontrando perfettamente il modo di essere della famiglia Miani, altrettanto in sintonia con la tradizione milanese e proprietaria del locale.
"Zucca in Galleria" sopravvive oggi, autentico ed impareggiabile nei suoi decori liberty, per amore di Guglielmo Miani che rilevò il locale negli anni '60 e vi ha saputo conservare tutto il prestigio e l'atmosfera di quello che è stato il ritrovo di artisti, pittori, letterati, uomini politici, musicisti.
Allo "Zucca in Galleria", appoggiati al bancone intarsiato di Eugenio Quarti, famoso ebanista del primo '900, prendere l'aperitivo è da sempre un rito. Vale la pena passare di lì, fosse solo per ammirare i lampadari di Mazzucotelli, l'unico "fabbro" che eseguì in ferro battuto delle vere opere d'arte oppure per essere rapiti dai raffinatissimi mosaici liberty di Angelo d'Andrea che fanno ritrovare in quelle cascate di fiori e d'uccelli variopinti tutto il sapore di un'epoca che sopravvive, piena di fascino, nell'angolo più milanese di Milano.
Oggi "Zucca in Galleria" dispone di due prestigiose sale al primo piano, che già nei primi del '900 erano adibite a ristorante. La sapientissima ristrutturazione dell'architetto Filippo Perego, nello straordinario rispetto degli arredi "art deco" del locale, arricchisce "Zucca in Galleria" di un ambiente accogliente e raffinato, dove incontrarsi per prendere il the o per gustare un piatto veloce a mezzogiomo, per un meeting o una conferenza di lavoro o per il brunch della domenica.
Un angolo tranquillo nel cuore di Milano; più che un bar, un emblema della città, dove lo stile è sempre inconfondibile




Bacone intarsiato di Eugenio quarti



Lampadari di Mazzuccotelli





mosaici liberty di Angelo d'Andrea






Il Caffè in questo luogo è diverso..



[SM=g1943902]
12/30/2017 8:20 AM
 
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La lingua dei Longobardi è di ceppo germanico, e il suo declino è avvenuto gradualmente a partire dal VII secolo. Infatti gli stessi Longobardi ben presto adottarono il latino come lingua e di questo è prova l'Editto di Rotari, composto interamente in questa lingua.
I Longobardi, hanno lasciato numerose parole in eredità alla lingua italiana. In Friuli ad esempio ci sono oltre 232 toponimi ed esistono anche numerosi vocaboli di tale origine. Ecco quindi che troviamo la parola jökull, che sta per "capretto", oppure scroc, il caratteristico berretto di lana in uso nelle zone montane, che deriva da krokfelar, copricapo delle donne sposate usato in Scandinavia, terra originaria dei Longobardi.
Anche i caratteristici nastri alla cintola adoperati, fino a pochi decenni fa, dalle donne maritate hanno origini longobarde. Poi c'è il ragnarök, terreno di una zona di pendìo, sul quale si crea, al momento del disgelo primaverile, una situazione di sassi, fango e detriti.
Questo termine proviene da "regana", divinità delle acque, da cui il toponimo Reana del Rojale. Altre parole in lingua friulana di derivazione longobarda: crùchigne (stampella), gruse (crosta del sangue raggrumato sulla pelle), flap (floscio), bleòn (lenzuolo), stortheais (il gocciolio delle grondaie), garsona (ragazza, figlia).
Ancora oggi sono utilizzati nomi di origine chiaramente Longobarda come per esempio Ermengarda, Ermenegildo, Valfrido, Frida, Gerardo, Ugo, Valdo (dal longobardo Bald = ardito).
Numerosi sono anche i cognomi di origine longobarda fra cui l'ormai raro "Gastaldi" oppure "Sibaldi". Altre volte, invece, la sopravvivenza del nome germanico è stata possibile solo a prezzo di una sovrapposizione del termine germanico con altri termini di derivazione latina e mediterranea; è il caso, ad esempio, di Hildjo (un nome proprio col significato di combattimento e dal quale derivano composti come Brunilde) che, attraverso una contaminazione col latino Ilia (fianchi) e col nome della città di Ilio (Troia), ha derivato due rari nomi pistoiesi: Ildo e Ilio.


[SM=g1949916]




L'Editto di Rotari, la prima raccolta scritta delle leggi dei Longobardi , fu promulgato alla mezzanotte tra il 22 novembre e il 23 novembre dal re Rotari.

L'Editto fu composto in latino (anche se nel testo sono inserite numerose parole longobarde, in forma latinizzata o meno, il che ne fa uno dei più interessanti documenti per lo studio della lingua longobarda) e riunisce in forma organica le antiche leggi del popolo longobardo, pur risentendo in parte dell'influenza del diritto romano. Esso conta 388 capitoli.
L'Editto era valido solo per la popolazione italiana di origine longobarda; quella di origine romana soggetta al dominio longobardo rimaneva invece regolata dal diritto romano, codificato a quell'epoca nel Digesto (una parte del Corpus Iuris Civilis) promulgato dall'imperatore Giustiniano.
Era un codice di diritto civile e penale e fissava le tariffe, o guidrigildo, che l’offensore doveva pagare alla vittima, in riparazione al danno che gli aveva provocato. Il guidrigildo aveva così sostituito completamente la faida ed era un segno di notevole incivilimento dei Longobardi che il contatto coi Romani e la conversione al Cristianesimo avevano propiziato.
La pena di morte era limitata ai reati speciali, quali il regicidio, la diserzione, il tradimento, i delitti contro la sicurezza dello stato, l’ordine pubblico e l’uccisione da parte della donna del marito. Per gli altri delitti si applicava una pena in denaro che variava secondo la qualità dell’ucciso, quindi proporzionale al valore sociale della persona. La differenza di pena a seconda di chi commetteva il fatto ed a seconda di chi lo subiva denota come la società longobarda dell'epoca fosse già notevolmente stratificata.
Così anche per il ferimento: una costola, ad esempio valeva dai 10 ai 12 soldi, un dente dai 14 ai 16, mentre la frattura di una gamba valeva ben 54 soldi.
Particolarmente significativa la differenza di pena per l'uxoricidio: se commesso dalla consorte verso il marito, avrebbe portato alla condanna a morte o alla lapidazione della donna; viceversa era punito con una pena pecuniaria. Tuttavia la somma da pagare era al di fuori della portata dei più, e gli uxoricidi erano condannati dunque ai lavori forzati.

[SM=g1949916]
12/30/2017 8:22 AM
 
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I Longobardi in Italia
Il dominio dei Bizantini in Italia si mantenne omogeneo fino al 568 d.C., allorché i Longobardi, dalla Pannonia (regione in cui si erano insediati agli inizi del V secolo), sotto la guida di re Alboino, attraversarono le Alpi, dilagando nella nostra penisola. Anche in ragione della scarsissima resistenza opposta dalle popolazioni locali, i Longobardi poterono impadronirsi senza molte difficoltà di gran parte dell’Italia settentrionale (tutta l’area del nord ovest e del nord est), occupando importanti città come Treviso, Vicenza, Verona, Brescia, Bergamo e Milano. Dopo qualche anno fu conquistata anche Pavia, che divenne la capitale del regno. Conquistarono anche ampia parte della Toscana, nonché Spoleto, Benevento e Salerno. Tuttavia, il carattere non organizzato di quest’opera di conquista fece sì che ai bizantini rimanesse ancora il controllo di un’ampia parte della penisola, come le regioni attorno a Ravenna, alle Marche, alla Puglia, alla Calabria, alla Sicilia e alla Sardegna.
[SM=g1949916]

La nuova situazione politica, che vedeva la nostra Penisola divisa tra aree longobarde e aree bizantine, fu ratificata nel 603 con il riconoscimento ufficiale della Romània, cioè della parte bizantina, e della Longobardia, da cui deriva il nome dell’attuale Lombardia. La capitale dell’esarcato bizantino continuò ad essere Ravenna. I Bizantini controllavano anche le città di Ancona, Senigallia, Fano, Pesaro e Rimini (la pentapoli adriatica) e Gubbio, Jesi, Cagli, Fossombrone e Urbino (la pentapoli dell’entroterra).
[SM=g1949916]

Contrariamente a quanto avvenuto con Teodorico, quella dei Longobardi fu una dominazione senza integrazione. Anzi, gran parte dell’aristocrazia romana non solo venne estromessa dalla macchina amministrativa, ma fu addirittura eliminata fisicamente. Analogamente, furono sequestrati molti beni ecclesiastici del clero.



Quella dei Longobardi, inoltre, era un tipo di società fondata su un’aristocrazia guerriera, i cosiddetti arimanni, che aveva anche il compito di scegliere il re, dal quale dipendevano gli altri comandanti militari, i duchi.


La parte rimanente della popolazione era composta da servi, che si occupavano di agricoltura e di allevamento e non godevano di alcun diritto, e da uomini semiliberi, gli aldii che, pur possedendo il diritto alla libertà personale, erano costretti a lavorare le terre dei signori.
12/30/2017 8:23 AM
 
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[SM=x5426923] La politica longobarda mutò notevolmente con il re Liutprando (712 – 744) e, in seguito, con il re Astolfo (749 – 756).

Liutprando, infatti, mosso dal desiderio di unificare la penisola sotto il proprio dominio, attaccò i territori bizantini, poi rivolse la sua attenzione al ducato di Roma che era governato formalmente dai Bizantini ma, in realtà, veniva controllato dal Papa.



La politica inaugurata da Liutprando nei confronti dei Bizantini fu in larga misura giustificata da un editto emanato, nel 726, dall’imperatore d’Oriente Leone III l’Isaurico. Questi, per difendere la religione cristiana dalle accuse di idolatria mosse dagli Arabi e per evitare che essa potesse effettivamente assumere questa tendenza, ordinò, con il suddetto editto del 726, la distruzione di tutte le immagini sacre, provocando tumulti un po’ dovunque, in oriente, ma anche in Italia.



Per tale ragione, Liutprando occupò l’Esarcato e la stessa Ravenna, avanzando poi in territorio romano, a Narni e Sutri (vicino Viterbo).

Il papa Gregorio II intraprese delle trattative diplomatiche con Liutprando. Difatti, non solo lo distolse dal progetto di occupare Roma, ma riuscì anche a persuaderlo a consegnargli il castello di Sutri ed altri possedimenti del Lazio meridionale.



Questo avvenimento, ricordato dagli storici come la donazione di Sutri (728), fu di straordinaria importanza perché segnò, di fatto, il riconoscimento ufficiale, da parte del re longobardo, della sovranità territoriale del Papa e, quindi, del potere temporale della Chiesa. Un evento che avrebbe segnato la storia nei secoli successivi, in quanto determinò il costituirsi dello Sato pontificio che durò fino al 1870 e fu poi ricostituito nel 1929 con i Patti Lateranensi nelle più ridotte proporzioni che coincidono con l’odierna Città del Vaticano.


La fine del regno longobardo



Dopo l’accordo sancito tra il Papato e il re Liutprando, i Longobardi, con il re Astolfo (749 – 756), proseguirono la loro politica espansionistica, conquistando la città di Ravenna ed avvicinandosi pericolosamente alla zona intorno a Roma.



Per far fronte al nuovo pericolo, il papa Stefano II chiese l’intervento del re dei Franchi Pipino il Breve, assicurandosene la protezione non solo per allontanare un pericolo militare, quale la minaccia di invasione di Astolfo, ma anche per la prospettiva, a medio termine, dell’assunzione del controllo da parte della Chiesa romana dei possedimenti bizantini nella nostra penisola.


[SM=g1949916]
12/30/2017 8:27 AM
 
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Viaggio nella bellezza. I longobardi di Cividale


Cividale del Friuli è tra le città italiane che meglio testimonia il passato longobardo del nostro paese; quei due secoli durante i quali il Regno dei Longobardi (568 d.C. – 774 d.C.) insediò una nuova dominazione politica sulle maceria dell’Italia romana, finché non fu sconfitto e spodestato dai Franchi di Carlo Magno. Cividale del Friuli è in qualche modo la via d'accesso obbligata per entrare nelle vicende di questo popolo germanico. È qui, infatti, nell’antica Forum Iulii romana, fondata secondo la tradizione da Giulio Cesare nel primo secolo a.C., che i Longobardi stabiliscono il loro primo centro, fondando il Ducato dei Friuli; è qui che i Longobardi raggiungono la massima raffinatezza artistica e architettonica, nella parte finale della loro parabola storica, alla fine dell'ottavo secolo; ed è qui che ha i natali Paolo di Warnefrit - giunto fino a noi come il dotto Paolo Diacono, autore di quella Historia Langobardorum che rappresenta una delle fonti principali sulla storia di questo popolo.

[Edited by Fata Airone 12/30/2017 8:28 AM]
BARI FIRENZE VENEZIA PER OGGINuova rosablu.tre /lottod...oggi9/27/2019 9:18 PM by asia52
È vero che i Testimoni di Geova sono il gruppo meno istruito? Testimoni di Geova Online...14 pt.10/17/2019 9:47 AM by barnabino
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